Frutta Martorana - Donnafugata
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Ricette

Frutta Martorana

Tempo
50 minuti
Difficoltà
easy
Ingredienti (4 persone)
1 kg di mandorle dolci
10 mandorle amare
1 kg di zucchero
300 g di acqua
12 chiodi di garofano

Macina le mandorle pelate insieme a quelle amare, fino a ridurle in farina. Versa l’acqua in un tegame insieme ai chiodi di garofano e portala ad ebollizione.
Appena l’acqua bolle, versa lo zucchero e mescola fino a quando non si scioglie completamente. Togli il pentolino dal fuoco, elimina i chiodi di garofano e aggiungi la farina di mandorle. Amalgama bene fino a che il composto non avrà assunto una consistenza compatta, liscia e morbida e tenderà a staccarsi dalle pareti del tegame.
Bagna quindi una spianatoia con dell’acqua e versa la pasta di mandorle ottenuta. Quando questa si sarà intiepidita, lavorala un altro po’ per renderla ancora più liscia e omogenea. Lascia riposare per un’ora la pasta di mandorle.
Ora puoi modellare la pasta di mandorle a forma di frutta e ortaggi secondo il proprio gusto o utilizzando le formine apposite.
Lascia asciugare la frutta martorana per un giorno, prima di procedere alla colorazione.

Per colorare e decorare la frutta martorana, utilizza coloranti alimentari e tanta fantasia!


Abbinamenti

I coloratissimi frutti di martorana sono il dolce tipico preparato in Sicilia per la Festa dei Morti del 2 novembre. Un dolce tipico siciliano, che si sposa alla straordinaria freschezza del Ben Ryé Passito di Pantelleria Doc.


Storia

I coloratissimi frutti di martorana sono il dolce tipico preparato in Sicilia per la Festa dei Morti del 2 novembre. Prendono il nome dalle sue inventrici, le monache della chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio, detta Martorana, che vantava al suo interno il giardino più bello di Palermo, ricco di rose, alberi di aranci, cedri e limoni. La leggenda narra che un giorno di fine ottobre arrivò al convento l’annuncio di una inaspettata visita del re, curioso di vedere con i propri occhi il meraviglioso giardino delle benedettine di cui tanto si parlava nel Regno. Ma gli alberi erano spogli, senza fiori e senza frutti. Le monache ebbero perciò l’originale idea di realizzare dei piccoli frutti dipinti talmente bene da sembrare dei veri agrumi da appendere tra i rami degli alberi. Il re rimase esterrefatto dalla perfezione e dalla bontà di quei piccoli frutti, che ancora oggi vengono preparati con maestria e fantasia nelle case e nelle pasticcerie siciliane.


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